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Pubblicato Marzo 2026

Chi ci nutrirà?

Intervista con Amélie Poinssot, giornalista e autrice del libro Who Will Feed Us? (Chi ci nutrirà?).

Pubblicato a febbraio 2024, questo libro è il risultato di una lunga indagine sul futuro dell’agricoltura: tra il preoccupante calo del numero di lavoratori nel settore e l’arrivo di nuove figure nel mondo agricolo, Amélie Poinssot traccia le prospettive dell’agricoltura alimentare in Europa.

Amélie Poinssot – Foto di Sebastien Calvet / Mediapart / “Chi ci sfamerà? Al cuore dell’emergenza ecologica, il rinnovamento del contadino”

 

Inizi il tuo libro con l’allarmante espressione: “è la storia di una emorragia.” Cosa intendi ?

In Europa, la tendenza attuale è la diminuzione del numero di aziende agricole e l’espansione di quelle esistenti. Forse l’unica eccezione nel panorama europeo è la Grecia, che mantiene ancora un numero significativo di piccole aziende agricole. Inoltre, entro il 2030, la metà degli agricoltori sarà andata in pensione.

Un esempio di questa tendenza globale è la Francia, che nel 2020 contava meno di 400.000 aziende agricole, rispetto ai 4 milioni di un secolo prima. 

Lo stesso si osserva in Italia: tra il 2007 e il 2022 il Paese ha visto una riduzione del 37% delle sue aziende agricole, in particolare le piccole aziende sono diminuite del 51%. Questo declino è stato accelerato dalle politiche pubbliche, in particolare negli anni ’60, con leggi di orientamento agricolo che incoraggiavano l’espansione delle aziende. 

Allo stesso tempo, figlie e figli di agricoltori sono stati spinti a trasferirsi in città e ad intraprendere carriere diverse dall’agricoltura. Sempre più persone senza un background agricolo vogliono entrare nel settore, ma non ricevono i mezzi per farlo, quindi l’emorragia continua. 

Quali fattori spiegano questa tendenza negativa e la mancanza di entusiasmo?

Il mestiere di agricoltore è percepito come poco attraente. Non viene valorizzato né in ambito accademico né nella sfera pubblica. Anche all’interno delle famiglie di agricoltori, i genitori hanno spesso incoraggiato i figli a scegliere un’altra strada.

Le cause principali sono la bassa redditività rispetto alle ore di lavoro e la durezza del mestiere, oltre ai limiti della professione legati all’impegno costante e senza molta flessibilità. Oggi, essere agricoltore, soprattutto nel settore dell’allevamento, significa accettare un certo tipo di stile di vita, spesso molto faticoso.

  La Ferme (fattoria) du Scoumont, Belgio. Foto di Stéphane Gartner.

Come menzioni nel tuo libro, la PAC- Politica Agricola Comune- potrebbe essere un potente mezzo per ripopolare il mondo agricolo. Come?

Le autorità pubbliche potrebbero agire per rendere il settore più attraente. In un’epoca in cui la tecnologia gioca un ruolo predominante e molte persone cercano un senso più profondo e significativo nel lavoro, le professioni agricole offrono proprio questa opportunità. Oggi, la Politica Agricola Comune rappresenta il più grande budget pubblico europeo, ma il problema sorge nelle modalità di distribuzione. Non è sufficientemente dedicata al ricambio generazionale.

L’orientamento generale e storico della PAC è quello di offrire incentivi alle aziende agricole in base alla loro dimensione, favorendo quindi l’espansione delle aziende esistenti piuttosto che l’insediamento di nuovi agricoltori.

Ma più un’azienda è grande, più sarà difficile comprarla. Questo ha portato allo sviluppo di aziende non trasferibili, che non trovano acquirenti o vengono acquistate da finanziatori o manager che non coltivano direttamente la terra. Così si perde il legame tra proprietà e attività economica. Se vogliamo tornare a un modello più sostenibile e fermare l’emorragia, dobbiamo contrastare l’agricoltura industriale.

Nel libro scrivi che questa crisi potrebbe essere un’opportunità per trasformare il modello dominante e far entrare nuove figure nel mondo agricolo. Chi sono queste persone?

Sempre più persone senza un background agricolo vogliono entrare in questo mondo. Non sono vincolati da un modello agricolo tradizionale dai genitori e arrivano con una mentalità nuova e con convinzioni politiche ben definite. Spesso vogliono produrre in modo ecologico, spinti da una sensibilità ambientale.

Attraverso la mia ricerca ho delineato alcune tipologie di profili. Alcuni sono giovani che, sin dall’inizio, desiderano lavorare in agricoltura e scelgono un percorso di studi inerente. Poi ci sono giovani tra i 30 e i 35 anni che, dopo una prima carriera lavorativa, a volte in settori affini all’agricoltura, decidono di avvicinarsi maggiormente a quest’ultima ed essere più in linea con le loro convinzioni. Infine, ci coloro che, dopo i 40 anni, da un passato di cittadini benestanti possono permettersi il rischio di dedicarsi a mestieri meno remunerativi e dedicarsi all’agricoltura; partendo da zero ma con un certo capitale.

Nature et Saveur (Natura e Sapori), France. Foto di Sonia Altounian

Secondo te, quali politiche potrebbero favorire l’aumento di questi nuovi insediamenti?
Le politiche pubbliche sono il fulcro del problema. Ciò che manca è una distribuzione più equa delle risorse. In Francia, ma anche in Italia la situazione è la stessa, gli aiuti per l’insediamento degli agricoltori sono quasi sempre destinati agli under 40. Tuttavia, come abbiamo visto, sempre più persone scelgono di iniziare più tardi. I tempi cambiano, ma le condizioni di accesso agli aiuti rimangono le stesse. 

In Francia il Dotation Jeune Agriculteur (DJA), creato nel 1973 per sostenere le zone in difficoltà, ad oggi aiuta solo un terzo di coloro che avviano un’azienda agricola. Questa misura, che dovrebbe svolgere un ruolo centrale nella politica di supporto alla creazione delle aziende agricole e pensata per contrastare l’esodo rurale, non è più sufficiente.

Per quanto riguarda l’Italia, il Programma di Sviluppo Rurale (PSR) attua la Politica Agricola Comune attraverso misure specifiche gestite a livello regionale. L’obiettivo è promuovere il ricambio generazionale e l’insediamento di giovani nel settore agricolo attraverso l’erogazione di mutui agevolati e contributi a fondo perduto come il “premio di primo insediamento”. Tuttavia, spesso questa misura si è rivelata inadeguata per coprire i costi iniziali , rendendo quindi l’efficacia piuttosto limitata. In altri casi, il premio ha creato dinamiche distorte, traducendosi in un mero cambio formale della titolarità aziendale, mentre il controllo effettivo rimaneva nelle mani del precedente proprietario, risultando in un’operazione che si limitava a un’iniezione di fondi nell’azienda.

Al contempo, anche le autorità locali, i comuni e le comunità svolgono un ruolo importante. Possiedono terreni agricoli e possono scegliere di aiutare giovani agricoltori a stabilirsi, ma anche assicurare loro opportunità, creando una catena virtuosa: istituire mercati e integrare i produttori locali nella catena alimentare della comunità (scuole, case di riposo, etc.).

Autore: Jill Cousin

Foto di copertina: Anne-Claire Héraud

I dati sull’Italia sono stati aggiunti successivamente all’intervista, a seguito di una ricerca separata.

Written by Team Alveare

Team Alveare

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Il vasto mondo delle varietà di agrumi e dei loro nutrienti

Gli agrumi comprendono tutte le specie di frutta appartenenti al genere Citrus, caratterizzate dal loro tipico sapore dolce e acidulo e da proprietà nutrizionali eccezionali. Questi frutti carnosi sono coltivati prevalentemente nelle regioni subtropicali e tropicali, ma si adattano e crescono in quasi tutte le aree del mondo comprese entro la fascia dei 40° di latitudine – in Europa ciò include paesi come Spagna, Italia e Grecia. Questa ampia diffusione e capacità di adattamento li ha resi una delle categorie di frutta con la maggiore produzione e commercializzazione a livello globale. L’“Odissea” degli agrumiLa storia degli agrumi attraversa numerose culture ed epoche. Secondo la mitologia greca, i giardini delle Esperidi erano popolati da mele d’oro: oggi sappiamo che in realtà si trattava di arance. Nell’antica Cina, già dal 2200 a.C., erano simboli di prosperità. Lungo la Via della Seta, il loro valore risiedeva nella capacità di prevenire lo scorbuto.Il genere Citrus include non solo le arance, ma anche mandarini, limoni, lime, pompelmi e altre varietà meno conosciute. Tutti condividono un’origine comune situata nel Sud-Est asiatico, in particolare nella regione dell’Himalaya. La loro domesticazione ha generato una complessa rete genetica che ne ha favorito l’espansione.Si ritiene che i lime e le arance amare abbiano avuto origine rispettivamente nell’India orientale e settentrionale, mentre i limoni potrebbero essere un ibrido tra il cedro e il mandarino. Le arance dolci probabilmente hanno avuto origine nel sud-est della Cina e furono portate in Europa dai Romani. I mandarini giunsero in Giappone lungo il fiume Yangtze, mentre i pompelmi si affermarono rapidamente nella penisola malese.Sebbene ricostruire il loro percorso sia complesso, la genomica e la biogeografia forniscono alcune risposte, oltre a una preziosa lezione di storia. Un tesoro nutrizionaleOltre a zuccheri come glucosio e fruttosio, gli agrumi rappresentano la nostra principale fonte di vitamina C, soprattutto durante l’inverno. Questi valori sono generalmente più elevati nelle arance rispetto ai mandarini e significativamente più alti nel caso dei frutti di produzione biologica, con incrementi che possono variare dal 15 al 30% a seconda della varietà. È inoltre importante sapere che il succo d’arancia contiene solo il 25% della vitamina C presente nel frutto intero.Tuttavia, la vitamina C non è l’unico punto di forza nutrizionale degli agrumi. Questi frutti sono anche un’eccellente fonte di carotenoidi, xantofille e flavonoidi, che non solo conferiscono il caratteristico colore arancione — o rosso nel caso delle arance rosse — ma agiscono anche come potenti antiossidanti e precursori della vitamina A. Altri nutrienti presenti negli agrumi includono acido folico, potassio, calcio e magnesio, essenziali per la salute cardiovascolare e ossea e per la funzione muscolare.Inoltre, ogni specie di agrume presenta peculiarità nutrizionali proprie che la distinguono dalle altre: ad esempio, lime e limoni sono particolarmente ricchi di acido citrico e vitamina C, mentre i pompelmi apportano una buona quantità di vitamina A. Le innumerevoli specie e varietà di agrumiLa popolarità delle varietà moderne, che offrono una maggiore redditività, sono meglio adattate alle esigenze del mercato e alle condizioni ambientali e risultano più resistenti a malattie e parassiti, finisce per sostituire le varietà tradizionali e autoctone. Tra le principali specie e varietà di agrumi attualmente disponibili sul mercato, possiamo evidenziare le seguenti: Arance (Citrus sinensis)Navelina: Questa varietà è una delle prime Navel a maturare nella stagione, generalmente disponibile a partire da novembre. Le Navelina sono riconoscibili per il loro piccolo “ombelico” e sono note per la loro dolcezza, la bassa acidità e l’elevata succosità. Di solito sono pronte per il consumo tra dicembre e gennaio. Navel de Foyos: Sono succose e presentano un buon equilibrio tra dolcezza e acidità. La loro buccia è spessa e facile da sbucciare e presentano il caratteristico “ombelico” delle arance Navel. La stagione di raccolta della Navel de Foyos inizia generalmente a novembre e dura fino a gennaio. Fukumoto: È anch’essa una varietà Navel precoce, nota per le sue dimensioni medio-piccole e il colore arancione brillante. Ha un sapore prevalentemente dolce e una consistenza succosa, con una buccia sottile che la rende facile da sbucciare. La stagione di raccolta del Fukumoto è solitamente compresa tra ottobre e dicembre. Navel Powell: Si distingue per le sue grandi dimensioni e il sapore leggermente più dolce. La sua buccia è un po’ più spessa rispetto ad altre varietà Navel, il che contribuisce a prolungarne la conservabilità. La stagione di raccolta della Navel Powell è generalmente compresa tra febbraio e aprile. Washington Navel: È forse la varietà di arancia Navel più conosciuta e coltivata. Si caratterizza per le grandi dimensioni, l’elevata succosità e il perfetto equilibrio tra dolcezza e acidità. La buccia è spessa e facile da sbucciare e presenta un “ombelico” ben evidente. La stagione di raccolta inizia a novembre e può estendersi fino a marzo. Navel Lane Late: Varietà tardiva di arance Navel, la Navel Late viene raccolta dalla primavera all’inizio dell’estate. Queste arance sono grandi, succose e hanno un sapore equilibrato, leggermente più dolce rispetto alle Navel tradizionali. Sono ideali per il consumo fresco e mantengono la loro qualità più a lungo. La loro stagione è compresa tra marzo e aprile. Salustiana: Nota per l’elevato contenuto di succo e il sapore dolce, la Salustiana ha una buccia sottile ed è facile da sbucciare. Questa varietà è meno acida rispetto ad altre arance e ha una stagione di raccolta che va da metà inverno alla primavera, approssimativamente da gennaio a marzo. Valencia Midnight: Variante dell’arancia Valencia, la Valencia Midnight matura più tardi nella stagione, offrendo un succo ricco e dolce, ideale per la produzione di succo d’arancia. La sua stagione di raccolta va da aprile a maggio. Valencia Late: Un’altra varietà tardiva della ben nota arancia Valencia, si distingue per le sue grandi dimensioni. La stagione di raccolta va da aprile a luglio, rendendola una delle ultime arance disponibili sul mercato in ogni stagione. Tarocco: Una delle varietà di arance rosse più popolari. Il Tarocco è apprezzato per la sua caratteristica polpa rossastra e il profilo aromatico dolce con note di frutti di bosco. È ricco di antiossidanti, in particolare di antociani, che gli conferiscono il colore rosso. La sua stagione di raccolta va da gennaio a maggio. Moro: Un’altra straordinaria varietà di arancia rossa, famosa per il suo intenso colore rosso sia nella polpa che nella buccia, è molto apprezzata nella cucina gourmet. Il suo sapore è simile a quello del Tarocco, con una leggera nota acidula. Questa varietà è nota per l’elevato contenuto di antociani, i pigmenti responsabili del colore caratteristico e delle proprietà antiossidanti. La stagione di raccolta del Moro comprende i mesi di gennaio e febbraio. Mandarini (Citrus reticulata)Gold Nugget: Il mandarino Gold Nugget, chiamato così per la sua buccia ruvida – che gli conferisce quell’aspetto imperfetto che tanto apprezziamo – e per il suo colore dorato, è una varietà apprezzata per la sua dolcezza e succosità, con un tocco di acidità. La buccia del Gold Nugget è un po’ spessa, ma comunque facile da sbucciare. La sua stagione di raccolta è tardiva, generalmente a partire da marzo e può durare fino alla fine di maggio. Satsuma: Originario del Giappone, il mandarino Satsuma è una varietà senza semi, molto dolce e succosa, con un livello di acidità più elevato rispetto ad altri mandarini e clementine. La sua buccia verdastra è leggermente più spessa ma facile da sbucciare. La stagione di raccolta del Satsuma è precoce e inizia in autunno (circa da ottobre a dicembre), rendendolo uno dei primi agrumi ad arrivare sul mercato ogni anno. Tango: Il mandarino Tango è una varietà molto popolare e di alta qualità proveniente dalla California. È un mandarino senza semi dal sapore eccellente, che si distingue per la sua dolcezza intensa. La buccia è sottile, liscia, di un arancione brillante e facile da sbucciare. La sua stagione inizia a gennaio e dura fino ad aprile. Nardocot: Questa varietà, originaria del Marocco, si caratterizza per le dimensioni medie e la buccia sottile e facile da sbucciare. Il Nadorcott ha il vantaggio di conservarsi bene sull’albero, permettendo di prolungarne la stagione di raccolta. È inoltre resistente all’alternanza, il che significa che produce un buon raccolto anno dopo anno. Come la varietà Tango, viene raccolto tra gennaio e aprile. Clemenvilla: Conosciuta anche come Nova, si distingue per l’eccellente qualità del succo e la facilità di sbucciatura. Le Clemenvilla sono più grandi delle clementine comuni e hanno una forma leggermente allungata. La stagione di raccolta va da metà inverno all’inizio della primavera, approssimativamente da dicembre a marzo. Orogros: Di dimensioni medio-grandi, con una buccia che varia dal giallo all’arancione. Il suo sapore è un equilibrio tra dolcezza e acidità. La buccia è un po’ più spessa rispetto a quella di un mandarino comune, ma resta facile da sbucciare. La stagione di raccolta dell’Orogros è solitamente compresa tra gennaio e marzo. Tardivo di Ciaculli: Originario della Sicilia, questa varietà tardiva è nota per il suo sapore eccezionalmente dolce e l’aroma intenso. Il Tardivo di Ciaculli ha una buccia sottile e una forma leggermente appiattita, con una stagione di raccolta più tardiva rispetto ad altri mandarini, generalmente da fine febbraio ad aprile. Ortanique: La varietà ortanique proviene dalla Giamaica; il suo nome indica “OR” (orange) arancia, “TAN” (tangerine) mandarino e “IQUE” (unique), il che ci dice che è un ibrido tra mandarino e arancia. Sono di dimensioni medio-grandi, con una forma leggermente appiattita e un elevato contenuto di succo di un intenso colore arancione. Sono di stagione tra febbraio e marzo. Orri: Il mandarino Orri è una varietà relativamente nuova e di altissima qualità originaria di Israele. Si distingue per il suo sapore eccezionalmente dolce e il basso livello di acidità, che lo rendono una delle varietà più appetibili sul mercato. L’Orri ha una buccia sottile e lucida, è facile da sbucciare e contiene pochi o nessun seme. La stagione di raccolta dell’Orri è a marzo. Clementine (Citrus × clementina)Le clementine, spesso considerate un tipo di mandarino, tendono a essere leggermente più dolci, con buccia più sottile e un po’ più piccole rispetto ai mandarini.Clemenules: Queste clementine hanno un sapore intensamente dolce, che le rende particolarmente apprezzate per il consumo diretto. La loro buccia è sottile e facile da sbucciare. In termini di dimensioni, tendono a essere più grandi delle clementine comuni. La stagione di raccolta delle Clemenules dura da novembre fino alla fine di dicembre. Clementina comune: Questa varietà è la più tradizionale e conosciuta tra le clementine. Si caratterizza per le dimensioni medio-piccole, la buccia di un arancione brillante e la facilità di sbucciatura. La clementina comune ha un perfetto equilibrio tra dolcezza e acidità ed è ideale sia per il consumo fresco sia per la spremitura. La sua stagione di raccolta va generalmente da novembre a gennaio. Tangold: Nota anche come Seedless Tango, è una varietà senza semi sviluppata recentemente. Si distingue per il suo intenso colore arancione, sia nella buccia che nella polpa. Il suo sapore è dolce, con una consistenza succosa e compatta. La buccia è facile da sbucciare e le dimensioni sono medie. La stagione di raccolta del Tangold è solitamente dalla fine dell’inverno all’inizio della primavera, approssimativamente da febbraio ad aprile. Caffin: Varietà precoce, nota per le sue piccole dimensioni e la forma leggermente allungata, che offre un buon equilibrio tra dolcezza e acidità. La sua stagione di raccolta è precoce, iniziando in ottobre e proseguendo fino a dicembre. Oronules: La clementina Oronules è tra le prime a essere commercializzate, poiché è una delle più precoci a raggiungere il punto ottimale di consumo. È piccola, di un attraente colore arancione rossastro e poco acida. Ha una buccia molto sottile, che la rende facile da sbucciare. La sua stagione va da ottobre alla fine di novembre. Corsica o “Fine de Corse”: La clementina di Corsica, originaria dell’isola francese della Corsica, è una varietà molto apprezzata per la sua qualità eccezionale. Si caratterizza per un gusto intensamente dolce. Ha una buccia sottile e una buona quantità di succo. Le clementine corse sono molto valorizzate nei mercati europei e la loro stagione di raccolta e disponibilità sul mercato inizia solitamente intorno a novembre e può estendersi fino alla fine di dicembre. Limoni (Citrus limon)Verna: Questa varietà di limone è tipica della Spagna, con un ciclo produttivo tardivo. Ha grandi dimensioni, una buccia spessa ed è molto succosa. È meno acida rispetto ad altre varietà ed è ampiamente utilizzata per la produzione di succo. Viene raccolta principalmente in primavera ed estate, il che significa che la sua disponibilità è maggiore tra i mesi di aprile e agosto. Fino o Primofiori: Conosciuto anche come limone comune o mesero, è una delle principali varietà coltivate nel mondo. Si caratterizza per la buccia sottile e l’elevato contenuto di succo, con un perfetto equilibrio tra acidità e dolcezza. Viene generalmente raccolto dall’autunno all’inizio della primavera, con una disponibilità massima tra ottobre e marzo. Femminello: Originario dell’Italia, è una delle varietà più apprezzate e diffuse nella regione mediterranea. Si distingue per l’elevato contenuto di olio essenziale nella buccia, che lo rende ideale per la produzione di limoncello e altri prodotti aromatizzati. Questo limone ha un sapore classicamente acidulo, una buccia sottile e una forma leggermente allungata. La sua stagione si estende per gran parte dell’anno. Pompelmo (Citrus paradisi)Rio Red: Originario del Texas, questo pompelmo è noto per il suo sapore dolce e leggermente acidulo. La stagione di raccolta del Rio Red va dalla fine dell’autunno alla primavera, rendendolo uno dei pompelmi più richiesti in questo periodo. Star Ruby: Lo Star Ruby presenta la polpa più rossa tra tutte le varietà di pompelmo. È noto per la sua succosità e dolcezza e contiene una quantità inferiore di semi. La sua stagione di raccolta è simile a quella delle varietà Ruby Red e Rio Red. Altre specie e varietà di agrumiLime (Citrus aurantiifolia) Noti per il loro sapore meno acido e più floreale, i lime sono più piccoli e verdi. Sono spesso utilizzati in bevande e cocktail, oltre che in ricette che richiedono una leggera nota agrumata. In generale, il periodo migliore per trovare lime freschi va approssimativamente da giugno a settembre.Mano di Buddha (Citrus medica var. sarcodactylis) Questo frutto è molto appariscente per la sua insolita forma a dita. Non contiene succo né polpa, ma la sua buccia è molto aromatica ed è utilizzata principalmente per profumare e come decorazione in piatti e bevande. È solitamente disponibile in autunno e inverno, da ottobre a febbraio.Yuzu (Citrus junos) Originario dell’Asia, lo yuzu è molto aromatico e meno acido dei limoni tradizionali. Il suo sapore è una miscela complessa di limone, mandarino e pompelmo. È ampiamente utilizzato nella cucina giapponese, sia il succo che la scorza. È principalmente di stagione tra l’autunno e l’inizio dell’inverno. Viene raccolto dalla fine dell’inverno all’inizio dell’estate, da febbraio a giugno.Caviale di limone o “Fingerlime” (Citrus australasica) Questa varietà australiana è nota per le piccole vescicole presenti all’interno, che ricordano il caviale. Queste “perle” scoppiano in bocca, rilasciando un sapore acidulo e rinfrescante. È un ingrediente molto apprezzato nell’alta cucina. È generalmente disponibile nei mesi più caldi dell’anno, dal periodo primaverile fino alla fine dell’estate, approssimativamente da aprile a settembre.Kumquat (Fortunella spp.) Il kumquat è un piccolo frutto ovale che si consuma intero, compresa la buccia, che è dolce, mentre la polpa è acida. È popolare in marmellate, composte e come frutto candito. La sua stagione inizia in inverno e dura fino all’inizio della primavera, da novembre o dicembre fino a marzo o aprile.Lemonquat (Citrus × floridana) Ibrido tra kumquat e limone, ha le dimensioni di un kumquat ma la forma e il sapore caratteristici di un limone. Può essere consumato intero ed è ideale per marmellate o dessert. La sua disponibilità è simile a quella del kumquat, principalmente in inverno e all’inizio della primavera, approssimativamente da novembre ad aprile.

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Ancora una COP deludente

La COP30, svoltasi dal 10 al 22 novembre 2025 a Belém (Brasile), avrebbe dovuto segnare un punto di svolta. Dieci anni dopo l’Accordo di Parigi e in un mondo sempre più vicino al surriscaldamento, l’obiettivo era chiaro: passare dalle promesse all’azione. Ma ancora una volta le aspettative si sono scontrate con la realtà di un processo diplomatico vicino allo stallo.«Basta parole, è tempo di agire», ha avvertito il presidente brasiliano Lula aprendo l’evento. Quindici giorni e trenta COP dopo, dove siamo? Cosa è successoLe negoziazioni si sono concentrate su temi cruciali: adattamento dei Paesi vulnerabili, finanziamento climatico e — molto atteso — un impegno verso l’uscita dai combustibili fossili. Il testo finale, chiamato “Mutirão” (termine delle lingue tupi-guaraní che indica una comunità che lavora insieme a un compito comune), ha ottenuto un ampio sostegno, ma accompagnato da critiche significative.Il documento invita a «triplicare i finanziamenti per l’adattamento entro il 2035», ma senza importi definiti o scadenze vincolanti. Manca inoltre una roadmap obbligatoria per l’eliminazione di carbone, petrolio e gas. Il Commissario europeo al clima, Wopke Hoekstra, ha riassunto il risultato così: «Questo testo non è affatto all’altezza dell’ambizione necessaria in materia di mitigazione.»In altre parole, la COP30 non è un fallimento totale. Non ha annullato gli impegni esistenti, ma ha perso l’occasione di rafforzarli in un momento di emergenza climatica. Perché rimane insoddisfacenteDopo trenta conferenze climatiche, sembra di ripetere sempre gli stessi processi sperando ogni volta in un esito diverso.Ogni COP presenta un programma ampio e dichiarazioni ambiziose… per concludersi con un testo edulcorato, studiato per evitare un fallimento totale e preservare il multilateralismo. Le decisioni fondamentali vengono rinviate, indebolite o rese non vincolanti.Per gli agricoltori, i piccoli produttori e le comunità che lavorano per un sistema alimentare equo, trasparente e resiliente, questo suscita forti interrogativi. I richiami ad “agire” si moltiplicano, ma chi agisce davvero? Chi promuove un cambiamento strutturale reale, oltre i rapporti e i dibattiti televisivi? Ancora una volta, la forma (discorsi, immagini, eventi mediatici) prevale sulla sostanza (impegni concreti, risorse, attuazione).Il nostro settore — agricoltura, sistemi alimentari equi e filiere corte — si aspettava un segnale più deciso: un’uscita credibile dalle energie fossili e dagli input chimici per liberare risorse verso la transizione agroecologica; e il riconoscimento che biodiversità e salute del suolo non sono optional, ma elementi essenziali per un futuro resiliente.La COP30 dimostra invece che il modello diplomatico internazionale rimane intrappolato in compromessi, piccoli passi e margini indefiniti. Conclusione: dobbiamo ancora credere nelle COP?Sì — il quadro rimane fondamentale e non esiste un’alternativa credibile al multilateralismo. Ma è necessario essere realistici: da anni viviamo lo stesso ciclo — ambizioni dichiarate → negoziati lunghi → testo levigato ma poco vincolante → rinvio delle decisioni reali. Ripetere le stesse azioni aspettandosi un risultato diverso non è più ammissibile.È il momento di pretendere obiettivi vincolanti e verificabili e una rapida attuazione degli impegni relativi a suolo, alimentazione e biodiversità. Altrimenti resteremo spettatori di un teatro che colora di verde l’immobilismo.Nel frattempo, territori, agricoltori, piccole aziende agricole e consumatori impegnati stanno già costruendo l’alternativa. La vera domanda non è più cosa fare, ma con quale rapidità possiamo farlo. Saremo in grado di mettere in campo queste soluzioni più velocemente dell’avanzare degli impatti climatici? È questa la corsa in cui siamo coinvolti.

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