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Pubblicato Febbraio 2026

Gestire un Alveare: l’attivismo green che fa bene ai quartieri

Amate il posto dove vivete? E se sì, perché? Di certo è un privilegio abitare in un luogo che si ama. Può capitare per diverse ragioni: un buon rapporto coi vicini, il baretto sotto casa, le attività ricreative, gli spazi giochi per i più piccoli… o la presenza dell’Alveare di quartiere! Grazie ai Gestori d’Alveare, infatti, ogni settimana possiamo rifornirci di cibo buono in un ambiente rilassato, positivo e aperto a tutti. 

Ma il cibo è solo un punto di partenza: i Gestori sono dei veri e propri attivisti e i loro Alveari rendono i quartieri dei posti più belli in cui vivere. Seguitemi, vi spiego perché. 

Il cibo contadino alla portata di tutti

Mangiar bene è un diritto di tutti. Ed è grazie al Gestore del mio Alveare se non devo fare mille giri tra cascine, aziende agricole e mercatini domenicali per scovare i miei produttori del cuore. Lui (nel mio caso il Gestore è un lui, anche se il 70% dei Gestori in Europa è donna) li ha selezionati con il cuore, li mette in vendita sul sito, li raduna settimanalmente in un panificio del mio quartiere e mi permette di mangiare prodotti buoni e genuini pianificando la spesa da casa e senza perdere tempo per il ritiro. 

Grazie a lui il mio food-life balance ringrazia. Ma non finisce qui!

Attivisti di quartiere

Posso dire senza tema di smentita che il mio quartiere è più bello da quando ospita un Alveare. Il Gestore d’Alveare non si limita infatti a consegnare delle spese una volta a settimana, ma ha un ruolo attivo del quartiere, e si adopera insieme ai produttori e alla comunità dell’Alveare per renderlo più vivo, per stimolare le relazioni, e per ideare delle azioni ad impatto sociale positivo. 

Che sia un incontro con un ambientalista, un aperitivo di beneficenza, una gita dal produttore o una spesa solidale, c’è sempre altro da fare oltre al cibo in Alveare: il Gestore è un vero attivista di quartiere. 

 

Imprenditorialità per il bene sociale

Qualcuno potrebbe obiettare che il lavoro del Gestore è un’attività imprenditoriale (qualche Gestore ha più di un Alveare e vive di questa attività). 

Ma chi lo dice che lo spirito imprenditoriale non può stare insieme al bene sociale? I Gestori d’Alveare in tutta Europa ogni giorno fanno qualcosa di concreto per cambiare il loro quartiere. Creano relazioni tra piccoli produttori che fanno partire nuove collaborazioni (la pasta della mia produttrice preferita oggi ha il ripieno della verduraia “vicina di banco” dell’Alveare: che delizia!), riaprono locali commerciali in disuso, creano eventi che animano i nostri pomeriggi (quanto è bello assaggiare la birra artigianale del nuovo produttore con gli amici durante il ritiro della spesa?). 

Cambiamo il mondo a tavola, un passo per volta

Portare un Alveare in un quartiere ha un impatto economico, sociale e ovviamente anche ecologico. Sappiamo ormai da tempo che i sistemi industriali di produzione, confezionamento e distribuzione degli alimenti generano un terzo delle emissioni di gas serra e causano fino all’80% della perdita di biodiversità (Fonte: United Nations). Per invertire questa tendenza, bisogna agire a livello politico ed economico mondiale. Forse i Gestori insieme ai tanti piccoli produttori di cibo buono, sano e locale in giro per l’Europa non salveranno il mondo, né potranno proporre sempre un modello alimentare perfetto. Ma la perfezione, si sa, è un’utopia. D’altra parte, però, tante iniziative personali, piccole e locali, possono comunque innescare un impatto positivo e di più larga scala. 

Grazie al mio Gestore anch’io ogni giorno a tavola ho l’opportunità di fare la mia parte. Cerca anche tu l’Alveare più vicino a te e cambiamo il mondo a piccoli passi, insieme! 

Written by Simona Cannataro

Simona Cannataro

Calabrese trapiantata a Torino, studia e lavora nella comunicazione fino a quando la passione per il cibo buono non la porta dritta all’Alveare che dice Sì! Quando non si occupa di postare sui social e scrivere sul blog, viaggia in Vespa alla ricerca di nuovi posti dove andare a mangiare.

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L’unione fa la forza

Com’è nata l’idea di unirci? Ho conosciuto i fondatori di CrowdFarming, Juliette Simonin e Gonzalo Úrculo, l’anno scorso. All’inizio ci siamo sentiti un paio di volte in videochiamata per parlare delle sfide che stavamo affrontando. Quando ci siamo resi conto di essere allineati su molti punti, Gonzalo mi ha invitato a trascorrere alcuni giorni nella sua azienda agricola, momento in cui abbiamo capito che insieme avremmo potuto avere un grande potenziale. Gonzalo e Juliette hanno una visione molto chiara: diffondere l’agricoltura biologica e rigenerativa grazie alla vendita diretta. Un’altra cosa che mi ha colpito è stata la semplicità con cui la presentano: la vendita diretta permette agli agricoltori di avere rendite migliori, fattore che da loro la possibilità di reinvestire nella produzione di prodotti biologici più nutritivi, con più sapore e che siano un’opzione migliore per i consumatori.    Chi sono i fondatori di CrowdFarming? Due agricoltori, un’economista e un programmatore. Gabriel, Gonzalo, Juliette e Moises hanno fondato CrowdFarming nel 2017 dopo aver lavorato insieme nella produzione e vendita di arance biologiche. Da allora sono riusciti a stabilirsi come leader europeo nella vendita diretta di prodotti biologici: oltre 3 milioni di ordini all’anno che consentono la vendita dei prodotti coltivati dalla loro comunità di agricoltori in Francia, Italia, Spagna e Germania. Su CrowdFarming i consumatori possono adottare un albero in una delle aziende agricole e riceverne il raccolto a domicilio, oppure comprare scatole sfuse di frutta e verdura che viene raccolta su richiesta.   La nostra nuova missione Rendere l’agricoltura biologica rigenerativa possibile per gli agricoltori e accessibile per i consumatori. La fusione porta opportunità per tutti: più agricoltori in L’Alveare che dice Sì! e la possibilità per la nostra comunità di comprare frutta e verdura direttamente dai produttori con invio a domicilio su crowdfarming.com. Grazie per far parte della nostra storia. Philippe Crozet, Juliette Simonin e Gonzalo Úrculo

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